Metamorfosi 1

L’immortalità della trasformazione

Metamorphosis one 1992 di Denise Gemin

“…Il mio incontro con lei avviene in una uggiosa mattina del Novembre 2020, mentre mi appresto a tenere una lezione di marketing da remoto.

La sera prima sono morte 800 persone per il Corona virus.

Denise è tra i trenta partecipanti, ma non so ancora nulla di lei e, dopo aver creato i gruppi di lavoro, mi ritrovo sulla chat privata un messaggio:

“Ciao, Serena! Volevo farti vedere qualcosa di me…”.

Clicco sul link e si apre un mondo: è un video che ritrae Metamorphosis One.

E in questa opera del 1992 ho visto il racconto inesorabile, chiarissimo della condizione umana di oggi e di me stessa: in questa donna che si determina dall’argilla, e che sembra avere un’ala abbozzata sulla schiena, c’è tutta la tensione verso la ripresa.

Nonostante la figura sia accosciata, c’è la trasformazione.

Il segno evidente che dalla materia plastica fuoriesca qualcosa di nuovo:
c’è la rinascita dopo la caduta, la volontà di sollevare la testa.

E il mondo intero ed io non vediamo l’ora di liberarci del dolore, della precarietà, del senso di vuoto che ci avvolge e ripartire come già stiamo cercando di fare ogni santo giorno, adattandoci alla nuova condizione e cercando nuove strade. 

Tra me e la scultura si frappongono, improvvise, le lacrime e un dondolio di emozioni vengono al petto come sospinte da un dialogo muto.

Colpita, nutrita di bellezza e curiosità, faccio subito un’ulteriore ricerca su questa artista e le sue creazioni: nel silenzio dell’armonia pieno/vuoto, della trasparenza mescolata al colore, le sue creature parlano e sono materia viva che evoca significati.

Le sue opere costituiscono luoghi di riflessione, invitano alla trasformazione e a trovare nel movimento, impresso con maestria alla materia cangiante del vetro, del legno, dell’argilla, l’evoluzione del sé.

Raccontano la necessità di resistere alle intemperie e di spargere bellezza.

Perché seminare bellezza in questo tempo difficile è dovere sociale.

I capolavori di Denise sono fuochi che attendono, nel sommo silenzio, di ardere ascoltati…”

Questo è un estratto dell’articolo scritto da Serena Milisenna e pubblicato su Sicilia reporter il 19|04|2021

Il mio primo strumento di lavoro

Il mio primo strumento di lavoro, il tecnigrafo. Erano i primi anni 80 e facevo l’arredatrice, oggi si dice interior designer.

Lo conservo a casa, in magazzino, perché ci sono affezionata.
L’ azienda italiana, Antica Fabbrica V. Martini 1866, che lo ha prodotto esiste ancora oggi, non produce più tecnigrafi, ma vari altri strumenti per il disegno tecnico come stecche e squadre.

Ho conservato anche alcuni miei disegni su lucido, ricordo con piacere l’uso della matita, del rapidograph a china e della lametta per cancellare, anche se oggi uso il computer per disegnare.